Ultimo aggiornamento: Febbraio 2026 · Servizi: Vulnerability Assessment (VA), Penetration Test (PT), VAPT (VA+PT) · Ambiti: Web, API (REST/GraphQL), WordPress/CMS, Server, Cloud · Output: report tecnico + executive + remediation plan

Vulnerability Assessment e Penetration Test: Analisi delle Vulnerabilità (Web, API, WordPress, Server, Cloud)

Un Vulnerability Assessment fatto bene non è una lista di alert. È una risposta concreta a una domanda semplice e brutale: se qualcuno prova a entrare oggi, dove passa e cosa può ottenere?

Individuiamo vulnerabilità, misconfigurazioni ed esposizioni, le ordiniamo per rischio reale (non solo punteggio) e ti consegniamo un piano di remediation pratico: cosa sistemare prima, come sistemarlo, come verificare che sia chiuso davvero. Quando serve, il Penetration Test verifica la sfruttabilità e l’impatto in modo controllato: non teoria, ma evidenza tecnica utile a Dev, IT, DevOps e management.

In breve: riduci la superficie d’attacco, previeni incidenti, rispondi a audit e richieste enterprise, e trasformi la sicurezza in attività misurabile: finding chiari, priorità, azioni, re-test.

  • Web, API, WordPress, server, cloud e rete con scope definito e regole d’ingaggio chiare
  • Riduzione falsi positivi con validazione mirata e contesto applicativo
  • Report completo con evidenze, priorità e remediation plan “actionable”
  • Re-test (opzionale) per confermare tecnicamente la chiusura dei finding
  • Approccio Black Box, Grey Box o White Box in base a obiettivi e criticità

Indice della guida


Cos’è un Vulnerability Assessment

Il Vulnerability Assessment (valutazione delle vulnerabilità) è un’attività tecnica che identifica debolezze di sicurezza su sistemi e applicazioni. In pratica: mappiamo ciò che è esposto, analizziamo vulnerabilità note e misconfigurazioni, validiamo i punti più importanti e trasformiamo tutto in un piano d’azione con priorità chiare.

Un assessment professionale punta a tre risultati concreti:

  • Visibilità: sapere cosa è davvero esposto e raggiungibile (attack surface reale, non teorico).
  • Priorità: separare ciò che è critico da ciò che è secondario, con motivazioni chiare.
  • Azione: remediation pratiche e verificabili, non teoria.

Il valore non è “trovare tanto”. Il valore è trovare ciò che conta, spiegare l’impatto e rendere la correzione veloce, misurabile e controllabile.

VA vs scansione automatica: differenze reali

Molte aziende fanno una “scansione” e pensano di aver fatto un assessment. In realtà sono due cose diverse. La scansione automatica è un ottimo punto di partenza, ma non basta quando devi prendere decisioni serie (priorità di fix, rischio per dati, audit, vendor assessment).

Attività Cosa fa bene Limiti tipici
Scansione automatica Trova segnali rapidi: header, esposizioni note, configurazioni evidenti Falsi positivi, poca profondità, non capisce logiche, ruoli, impatto reale
Vulnerability Assessment Copertura ampia + contesto + priorità + remediation plan Richiede scope chiaro e attività strutturata
Penetration Test Dimostra sfruttabilità e impatto con evidenze controllate Non nasce per “scansionare tutto”, ma per validare ciò che conta

Approccio consigliato nella pratica: scansione gratuita per partire, poi assessment completo sugli asset critici, e pen test dove l’impatto può essere alto (login, dati, pagamenti, API, admin).

Cosa ottieni: deliverable e risultati concreti

Un servizio professionale deve produrre output utilizzabili. Non “alert”, ma decisioni e fix. In base allo scope, ricevi:

  • Inventario e mappa della superficie d’attacco: domini, sottodomini, endpoint, pannelli, API, servizi esposti, tecnologie rilevate, aree sensibili.
  • Elenco finding prioritizzato: criticità ordinate per rischio reale (esposizione, impatto, sfruttabilità, contesto).
  • Evidenze tecniche: endpoint coinvolti, parametri, condizioni di riproduzione, impatto osservabile (con redazioni dove necessario).
  • Remediation plan operativo: azioni precise per Dev/IT/DevOps, quick win e interventi strutturali.
  • Raccomandazioni di hardening: riduzione attack surface, configurazioni consigliate, best practice.
  • Re-test (opzionale): conferma tecnica che i finding siano chiusi e non regrediscano.

Obiettivo: passare da “non sappiamo cosa c’è” a controllo e miglioramento continuo, con tempi di remediation più rapidi e meno spreco di energia.

Perché serve davvero (e cosa evita)

Molti incidenti nascono da problemi ripetuti: componenti non aggiornati, plugin vulnerabili, pannelli esposti, configurazioni errate, endpoint dimenticati, file di backup accessibili, token o chiavi pubblicate, permessi troppo ampi, errori di access control.

Un Vulnerability Assessment serve a intercettare questi rischi prima che qualcuno li sfrutti, quando il costo di correzione è più basso e l’impatto sul business è sotto controllo.

Cosa puoi prevenire

  • Esposizione di dati (clienti, ordini, email, documenti, fatture, dati personali e credenziali).
  • Account takeover su aree admin o profili utente.
  • Compromissione del sito con injection, redirect, defacement o malware.
  • Fermo servizio, degrado prestazioni, blocchi da provider o blacklist.
  • Costi emergenziali: incident response, ripristino, comunicazioni, reputazione.

Se devi rispondere a richieste di clienti enterprise, vendor assessment, audit o procurement, un report strutturato fa la differenza tra “non sappiamo” e “abbiamo controllo”.

Per chi è consigliato

Un Vulnerability Assessment è utile per qualsiasi realtà che abbia asset online. È particolarmente indicato se gestisci:

  • E-commerce (ordini, pagamenti, account utenti, coupon, area admin)
  • Portali con login (ruoli, permessi, dati riservati, documenti)
  • API (app mobile, integrazioni partner, dashboard, microservizi)
  • WordPress e CMS (plugin, temi, integrazioni terze parti)
  • Infrastruttura cloud (storage, IAM, container, CI/CD, segreti)
  • Server e rete (servizi esposti, pannelli, VPN, accessi remoti)

È essenziale quando devi dimostrare controllo del rischio verso clienti, assicurazioni cyber, audit interni, oppure quando stai per andare live con una nuova release o una migrazione.

Quando farlo e con quale frequenza

Regola pratica: ogni volta che cambia il rischio, rifai la misura. In genere è consigliato:

  • dopo rilasci importanti (nuove feature, nuove integrazioni, nuove API)
  • dopo migrazioni (cloud, hosting, CDN/WAF, reverse proxy, database)
  • quando aggiungi plugin, moduli o componenti di terze parti
  • dopo incidenti, sospetti, segnali di compromissione o anomalie
  • in modo periodico sugli asset critici (riduci drift di configurazione)

Se hai un ambiente che cambia spesso (CI/CD, rilasci frequenti), l’approccio più efficace è combinare: scansioni regolari + assessment mirato + re-test post-fix.


Vulnerability Assessment vs Penetration Test (e VAPT)

Spesso vengono confusi, ma rispondono a bisogni diversi. Qui la differenza pratica:

Attività Obiettivo Quando serve Output
Vulnerability Assessment Identificare vulnerabilità e misconfigurazioni, ordinarle per rischio Quando vuoi copertura e priorità, riducendo rumore Elenco prioritizzato + remediation plan
Penetration Test Verificare sfruttabilità e impatto reale in modo controllato Quando l’impatto può essere alto (login, dati, pagamenti, API) Evidenze di exploit, catene d’attacco, impatto dimostrato
VAPT (VA + PT) Copertura ampia + validazione profonda sui punti critici Approccio migliore nella maggior parte dei casi Report completo “decision ready”

La strategia più efficace nella maggior parte dei casi è VAPT: prima mappiamo e troviamo, poi approfondiamo ciò che può generare un incidente serio.

Metodo di lavoro: come si svolge (step by step)

Un Vulnerability Assessment efficace non è un click. È un processo strutturato progettato per coprire la superficie d’attacco e produrre risultati affidabili. In base allo scope, il flusso tipico è:

  1. Scoping e regole d’ingaggio: asset inclusi, vincoli, finestre orarie, contatti, autorizzazioni, modalità di test.
  2. Asset discovery: domini, sottodomini, directory, endpoint, tecnologie, componenti, servizi, pannelli.
  3. Attack surface mapping: punti di ingresso (login, form, upload, API, admin, integrazioni, callback).
  4. Analisi vulnerabilità: vulnerabilità note, misconfigurazioni, posture deboli, esposizioni, errori logici.
  5. Validazione mirata: conferma tecnica dei finding critici e definizione impatto e condizioni.
  6. Priorità e remediation plan: cosa fare prima, come farlo, cosa verificare dopo.
  7. Consegna report: executive + tecnico, con evidenze e piano azione.
  8. Re-test (opzionale): conferma tecnica che i finding siano chiusi.

Approcci possibili (Black Box, Grey Box, White Box)

  • Black Box: nessuna informazione iniziale, simulazione esterna realistica.
  • Grey Box: credenziali di test o contesto limitato per copertura migliore.
  • White Box: massima profondità, utile per applicazioni complesse e logiche di business.

In generale, il Grey Box è spesso il miglior compromesso: aumenta la copertura, riduce falsi negativi e produce finding più utili (soprattutto su aree riservate e API).

Cosa analizziamo: Web, API, WordPress, Server, Cloud

Definiamo sempre uno scope chiaro. In base al tuo caso, l’analisi può includere uno o più ambiti. Qui sotto trovi una panoramica concreta e dettagliata di cosa verifichiamo.

Siti web e Web Application Security

  • Attack surface: pagine esposte, directory, endpoint, aree sensibili, endpoint legacy e “dimenticati”.
  • Autenticazione: brute force, enumeration, policy password, MFA dove applicabile, reset password e recovery.
  • Session management: cookie sicuri (HttpOnly/Secure/SameSite), timeout, logout, refresh token, session fixation.
  • Autorizzazione: access control, ruoli, escalation, IDOR, accesso a risorse di altri utenti.
  • Injection: SQLi, command injection, template injection, path traversal, XXE dove applicabile.
  • XSS: riflessa, persistente, DOM-based, impatto su sessione e azioni a nome utente.
  • File upload: validazione estensione/MIME, storage, permessi, rischio malware e file pericolosi.
  • Security headers: CSP, HSTS, X-Frame-Options, Referrer-Policy, Permissions-Policy, ecc.
  • Componenti: versioni obsolete, librerie vulnerabili, configurazioni deboli, errori di caching.
  • Misconfigurazioni: debug on, stack trace, directory listing, endpoint admin esposti, default config.

API Security (REST e GraphQL)

  • Auth e token: JWT/OAuth, scadenze, revoca, rotazione, scope, audience, validazione firme.
  • Access control: BOLA/IDOR, BFLA, escalation, accesso a record di altri utenti o tenant.
  • Data exposure: response eccessive, campi sensibili, PII, errori verbosi, leakage in headers/log.
  • Rate limiting: protezioni anti abuso, brute force, enumeration, protezione endpoint critici.
  • CORS: configurazioni permissive, origini wildcard, credenziali, rischi di abuso cross-site.
  • Input validation: injection su parametri, filtri, query, payload JSON, mass assignment.
  • GraphQL: introspection, query depth/complexity, leakage, misconfig e protezioni.
  • Business logic: bypass workflow, controlli server-side mancanti, manipolazioni di stato.

WordPress Security e CMS

  • Plugin e temi: vulnerabili, non mantenuti, esposizioni note, versioni obsolete.
  • Hardening admin: brute force, enumeration utenti, protezioni login, MFA dove possibile.
  • Endpoint sensibili: xmlrpc, wp-json, aree admin, endpoint legacy, directory listing.
  • File sensibili: backup, log, .env, configurazioni, file temporanei e archivi dimenticati.
  • Permessi e ruoli: capability, ruoli custom, accessi impropri a funzioni di gestione.
  • Integrazioni terze parti: tag/pixel/script esterni e rischi supply chain lato client.
  • Misconfig: caching/CDN/WAF e configurazioni che espongono aree riservate.

Server, rete e Cloud Security

  • Servizi esposti: porte, pannelli, default, servizi legacy, componenti non necessari.
  • TLS/SSL: protocolli, cipher, certificati, configurazione e sicurezza del trasporto.
  • Credenziali e segreti: esposizione accidentale, gestione, rotazione, variabili d’ambiente.
  • IAM: ruoli eccessivi, policy troppo ampie, accessi non minimizzati, chiavi a lungo termine.
  • Storage: bucket e risorse esposte, policy pubbliche, listing, oggetti sensibili.
  • Container e CI/CD: esposizioni, permessi, immagini non hardenizzate, segreti in pipeline.
  • Logging e monitoraggio: audit trail, visibilità minima, segnali di compromissione.
  • Hardening: riduzione superficie, configurazioni consigliate, baseline e controlli.

Se il perimetro è ampio, lavoriamo per priorità: prima ciò che è esposto e critico, poi hardening progressivo del resto. Riduci rischio subito senza rallentare il business.


Come riduciamo falsi positivi e rumore

Il problema numero 1 delle scansioni veloci è il rumore. Per questo un assessment serio include validazione e controllo del contesto:

  • Conferma tecnica dei finding critici: ripetibilità, parametri, comportamento coerente, condizioni necessarie.
  • Contesto applicativo: endpoint esposto? dietro login? ruolo richiesto? impatto su dati e funzioni?
  • Deduplicazione: raggruppiamo evidenze simili per accelerare remediation.
  • Priorità pratiche: focus su ciò che porta a compromissione, data exposure o takeover.
  • Evidenze utili: dove serve includiamo request/response, screenshot, endpoint, passaggi di riproduzione.

Risultato: meno falsi allarmi, più azioni utili e fix più veloci.

Severità e priorità: come decidiamo cosa viene prima

La priorità non dipende solo da un punteggio. Dipende dal contesto: esposizione, probabilità, impatto, facilità di sfruttamento e “blast radius”. Una vulnerabilità “media” su un endpoint admin esposto può diventare più urgente di un “alto” non raggiungibile.

Fattore Cosa valutiamo Esempio pratico
Esposizione Internet-facing, dietro VPN, dietro login, accesso da ruoli specifici Endpoint admin pubblico aumenta priorità
Impatto Dati, pagamenti, account, accesso a funzioni critiche IDOR su documenti clienti è alto impatto
Sfruttabilità Serve autenticazione? Serve un ruolo? Serve chaining? Exploit “one request” è più urgente
Probabilità Quanto è comune l’attacco e quanto è “facile” da trovare Plugin WP vulnerabile molto ricercato
Blast radius Quanti sistemi/utenti coinvolge se sfruttato API multi-tenant con permessi deboli
Livello Cosa significa Azione consigliata
Critico Compromissione o esposizione dati plausibile e immediata Mitigazione rapida, fix definitivo e verifica
Alto Impatto significativo con sfruttamento realistico Fix prioritario nel prossimo rilascio
Medio Serve una condizione specifica o impatto più limitato Pianifica remediation e hardening
Basso Best practice o impatto minimo Risolvi in manutenzione e monitora
Info Osservazioni utili, posture e inventario Documenta e usa per migliorare visibilità

Risultato: il team tecnico riceve un elenco chiaro di azioni, e il management capisce cosa è urgente e perché.


Esempi di vulnerabilità comuni (che causano incidenti veri)

Qui sotto trovi esempi frequenti su siti, e-commerce, portali e API. Non serve “hacker movie”: spesso basta un errore comune non visto in tempo.

  • IDOR / BOLA: cambiando un ID un utente legge ordini, documenti o dati di altri utenti.
  • Broken Access Control: funzioni admin accessibili con ruoli minori o controlli solo lato client.
  • Account takeover: brute force, password reuse, reset password debole, sessioni non invalidate.
  • XSS persistente: furto sessione, azioni a nome utente, alterazione contenuti e phishing interno.
  • SQL Injection: lettura dati, bypass login, estrazione di informazioni sensibili.
  • File upload pericoloso: upload senza controlli, webshell, malware, esecuzione di codice.
  • SSRF: chiamate server-side verso risorse interne o metadata cloud.
  • Misconfigurazioni cloud: bucket pubblici, policy troppo ampie, chiavi esposte, ruoli eccessivi.
  • Backup e file sensibili accessibili: zip, sql, log, .env, dump dimenticati.
  • Security headers e cookie non sicuri: session hijacking, clickjacking, downgrade, leakage.
  • Rate limit assente: enumeration utenti, bruteforce, scraping aggressivo, abuso API.
  • Leak di informazioni: stack trace, versioni, errori verbosi, endpoint interni esposti.

Il punto non è spaventare. Il punto è semplice: queste cose succedono e spesso sono risolvibili rapidamente se vengono viste con metodo e priorità.

Remediation: quick win e interventi strutturali

Il report non deve fermarsi al “c’è un problema”. Deve dire cosa fare. Per questo separiamo spesso:

  • Quick win: fix rapidi ad alto impatto (hardening admin, patch critiche, chiusura endpoint esposti, header, rate limit).
  • Fix applicativi: controlli server-side su ruoli e permessi, validazione input, gestione sessione e token.
  • Interventi strutturali: riduzione superficie, segmentazione, least privilege IAM, rotazione segreti, logging e alerting.

Obiettivo: ridurre subito il rischio e allo stesso tempo rendere il sistema più resistente nel tempo.


Cosa contiene il report (con demo PDF)

Il report non deve “fare scena”. Deve far lavorare. È strutturato per essere usato sia da chi decide sia da chi mette mano a codice e infrastruttura.

Sezione Executive (chiara e leggibile)

  • scope e asset analizzati
  • rischio complessivo e sintesi delle priorità
  • top criticità e impatto sul business
  • piano d’azione: cosa fare prima e perché

Sezione tecnica (per IT, Dev, DevOps)

  • finding dettagliati con contesto
  • evidenze e riferimenti a endpoint/servizi
  • passi di verifica e riproduzione dove utile
  • indicazioni pratiche di remediation
  • note di hardening e riduzione attack surface

Apri un esempio di report

Vuoi vedere come appare un report completo, con executive summary e dettagli tecnici? Apri il report demo in PDF:

Se vuoi incorporarlo direttamente nella pagina (opzionale):


Scansione gratuita: come funziona e cosa ottieni

Vuoi partire subito? Puoi avviare una scansione gratuita per ottenere una prima fotografia del rischio. È perfetta per capire se ci sono esposizioni evidenti e dove intervenire prima.

  • Avvio rapido: inserisci il dominio e lanci l’analisi
  • Risultati immediati: segnali di rischio e prime raccomandazioni
  • Priorità: capisci cosa sistemare prima e cosa monitorare

Cosa può rilevare tipicamente una scansione automatica: endpoint e risorse esposte, misconfig evidenti, header di sicurezza, segnali di componenti obsoleti, errori verbosi e superfici comuni di attacco. Cosa non può sostituire: contesto, logiche di business, autorizzazioni complesse, ruoli, chaining e impatto reale su dati e processi.

Nota: la scansione gratuita è un ottimo inizio. Per validare sfruttabilità, impatto reale e catene d’attacco serve un assessment completo e, quando necessario, un Penetration Test.


Quando serve anche un Penetration Test

Il Vulnerability Assessment individua e classifica vulnerabilità. Il Penetration Test fa un passo in più: verifica in modo controllato cosa è davvero sfruttabile e con quale impatto. È consigliato quando:

  • hai login, ruoli, permessi e aree riservate
  • gestisci pagamenti, ordini, documenti o dati sensibili
  • hai API usate da app mobile o partner
  • stai per andare live o hai appena fatto una migrazione
  • devi rispondere a richieste di clienti enterprise, audit o procurement

Strategia pratica: Free scan per partire, poi assessment completo sul perimetro critico, e infine Pen Test dove l’impatto potrebbe essere davvero alto.


Checklist rapida: come prepararti

Per velocizzare l’attività e ottenere risultati migliori, ecco cosa è utile preparare (solo se applicabile):

  • lista domini, sottodomini e ambienti (prod, staging)
  • credenziali di test (Grey Box) per copertura maggiore
  • vincoli e finestre orarie per evitare impatti
  • contatto tecnico per dubbi e validazioni rapide
  • informazioni su stack: CMS, framework, cloud, WAF, CDN
  • eventuali IP allowlist e regole per non bloccare i test (se presenti)

Se non hai nulla di pronto, nessun problema: possiamo partire in modalità Black Box e definire lo scope insieme.


Tempi e costi: da cosa dipendono

Ogni assessment dipende da scope e complessità. In generale, tempi e costo variano in base a:

  • Numero di asset: domini, sottodomini, API, pannelli, ambienti
  • Profondità: Black Box, Grey Box o White Box
  • Funzionalità critiche: login, pagamenti, upload, ruoli, area admin
  • Infrastruttura: cloud, rete, servizi esposti, configurazioni
  • Re-test: conferma di chiusura dei finding

Se vuoi fare bene e veloce, la cosa più importante è uno scope chiaro. Ti aiutiamo a definirlo in modo pratico: niente fumo, solo ciò che riduce il rischio davvero.


Richiedi un Vulnerability Assessment completo

Vuoi un report completo con evidenze, priorità e remediation plan? Contattaci e definiamo lo scope ideale per il tuo caso. Se emergono vulnerabilità critiche, possiamo supportarti anche nella remediation e nel re-test.


FAQ: Vulnerability Assessment e Penetration Test

Il Vulnerability Assessment elimina le vulnerabilità?
No. Le identifica, le classifica e ti dà un piano di remediation. Su richiesta possiamo supportare anche la correzione e il re-test.

È adatto a WordPress?
Sì. WordPress è spesso colpito tramite plugin, temi e configurazioni. L’assessment aiuta a individuare punti deboli e ridurre rischi di compromissione.

Serve un Penetration Test?
Dipende. Se hai aree riservate, ruoli, pagamenti o API, un Pen Test è spesso decisivo per validare impatto reale e priorità di fix.

Quanto spesso va fatto?
Dopo rilasci importanti, migrazioni, nuove integrazioni, nuovi plugin, oppure periodicamente sugli asset critici.

La scansione gratuita basta?
È un ottimo punto di partenza. Per decisioni serie e priorità reali serve una validazione mirata e un report completo, soprattutto su asset con login, dati e API.

Rischio di “rompere” qualcosa durante i test?
Lo riduciamo con regole d’ingaggio, finestre orarie, rate limit, validazione controllata e test mirati. Se ci sono sistemi fragili o vincoli particolari, li consideriamo nello scope.

Fate anche re-test dopo che correggiamo?
Sì, il re-test è opzionale e serve a confermare tecnicamente la chiusura dei finding, evitando regressioni e false sicurezze.